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Van Den Borre Francesco

n. Ledeberg - Gand ( Belgio ) 1834 - m. Treviso 1910

Francesco Van den Borre, già diplomato nella R. Scuola di Agricoltura e Botanica di Gand, sua città natale, e poi allievo del celebre Stab. di Ambrogio Verschaffelt ( stabilimento approvato dalle famiglie reali del Belgio, allora il più rinomato, il più completo d' Europa per le coltivazioni vastissime, di cui in seguito ne divenne direttore, era venuto in Italia nel 1854 con il suo collega Augusto Cornelis per incarico del medesimo Stabilimento, per costruire il primo giardino del Sen. Jacopo Cabianca " Alla Longa " presso Vicenza ed il secondo quello della contessa Salvi di Albettone.

 

Nell' " Histoire de la Societé Royal d'Agricolture et de Botanique de Gand " egli è nominato come il principale e migliore allievo della scuola.

Si stabilì poi nel 1859 a Preganziol in prov. di Treviso nella stessa Villa Palazzi di cui, assieme all'arch. Negrin, vigilò sullo svilluppo del grandioso parco e ne diresse la coltivazione delle vaste serre popolate da parecchie centinaia di varietà di piante esotiche: cosi' Antonio Caccianiga nel " Ricordi della Provincia di Treviso " scrisse del parco di Villa Palazzi " ha grande varietà di frondeggi ed è sempre tenuto lindo e pulito " e dopo averne fatto ampia descrizione " è diretto con cura intelligente dall'esperto e colto giardiniere Francesco Van den Borre ".

Nel frattempo nel 1860 fondò per proprio conto in Preganziol (TV), un vivaio di piante utile all'agricoltura da frutto e per giardini che si svilluppò in seguito in estensione e per importanza di relazioni commercali.

Fu un vero progressista, nel saper applicare i nuovi ritrovati alle sue coltivazioni. Dalla sua industria prese alta importanza la sua coltivazione delle Magnolie delle quali forniva casa italiane e straniere.

L'architetto Negrin si servirà da lui per la scelta delle piante da inserire nel Giardino Rossi a Santorso di Schio ( esiste una notevole documentazione conservata presso la biblioteca civica di Schio, archivio Rossi ), Parco di Villa Giustinian a Vittorio Veneto. Divenne inoltre curatore del parco di Villa Valier, coltivando nelle serre diverse varietà nuove di orchidee.

Partecipò a diverse esposizioni conseguendo a diverse onorificenze: Premi di Padova dal 1878 al 1890, di Roma, di Torino, di Venezia, di Treviso, di Firenze nelle diverse Internazionali, dove nel 1874 ebbe una delle più alte e disputate onorificienze, la grande medaglia d'oro e il premio delle signore Fiorentine per le migliori Azalee fiorite, ecc. .

Fu giurato all'Esposizione di Torino 1889, Verona 1892, Venezia 1894, Padova 1894, Gand 1874, Udine 1903.

Viene inoltre ricordato per il RADICCHIO DI TREVISO. Di seguito elenchiamo quanto scritto su " Il Gazzettino " il 7/12/1995 in un articolo dal titolo:

" A Dosson il belga Van den Borre applicò le tecniche in uso nel suo Paese. Nel radicchio un cuore straniero.
Secondo Giuseppe Maffioli ("La cucina Trevigiana " Franco Muzio Editore ) a inventare il radicchio di Treviso sarebbe stato uno straniero. Il merito di aver introdotto la forzatura, il metodo di imbianchimento del radicchio sarebbe di Francesco Van den Borre, capostipite di una famiglia di vivaisti che ancora opera nel Trevigiano, giunto nella provincia veneta dal Belgio nella seconda metà dell'ottocento. A Dosson Van den Borre lavorò, secondo Maffioli, all'allestimento del parco di una Villa, e non è improbabile, dunque, cha abbia applicato alle cicorie locali le tecniche di imbianchimento già in uso in Belgio per l'ortaggio noto come " insalata belga "..... "

Ed ancora, in occasione della Mostra del Radicchio rosso di Treviso 1980 a Preganziol ( TV ) un famoso poeta locale Tito, scrisse una bellissima poesia del titolo " Elogio al radicio trevisan verossia bisteca de campo " in dialetto trevisano e vi riportamo di seguito la strofa finale:

" .... Mi ve suplico; de 'sto radicio, 'no stemo perdar ea rassa anzi! coltivemoeo co' passion pa' portarlo in piassa a tera xe questa; che i diga quel che i vol! el radicio rosso xe nato fra Dosson e Pregansiol ! el xe sta portà da un sior vegnuo da Gand ringrasiemoeo, 'l ga asà un gran patrimonio tra e nostre man. ........ "